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 I formaggi dop, denominazione di origine protetta

Formaggi a pasta dura

Canestrato Pugliese - Stagionato nei tipici cesti di giunco intrecciato (le "fiscelle"), la cui impronta resta poi sulla scorza marrone, tendente al giallo, dura e spessa e unta con olio di oliva, questo formaggio a pasta dura non cotta, salata a secco o in salamoia, color giallo paglierino più o meno intenso, è ottenuto dal latte intero di pecore pugliesi discendenti dalla razza merinos. Riconosciuto a denominazione d’origine nel 1985, è realizzato artigianalmente tutto l’anno nella provincia di Foggia e in 16 Comuni di quella di Bari; le sue origini sono quelle d’un prodotto tipicamente legato alla transumanza delle greggi, che da dicembre a maggio migravano dai monti abruzzesi all’accogliente Tavoliere delle Puglie, e di quell’antica tradizione agricola rappresenta un pezzo saporito di storia. Ha sapore piccante, particolarmente marcato quanto più è stagionato: è un formaggio da tavola e da grattugia; di forma cilindrica o con facce piane, del diametro da 25 a 34 cm (scalzo, 10-14 cm), con un peso dai 7 ai 14 kg.

Fiore Sardo - I Romani non avevano ancora occupato militarmente la Sardegna e già gli abili pastori indigeni producevano questo formaggio, con il latte delle loro pecore autoctone d’origini molto antiche, aggiungendo all’impasto un caglio profumato fatto di succo di piante selvatiche, come il cardo. Nell’800 tale specialità era poi esportata già in continente, particolarmente richiesta dai genovesi come componente ideale del loro pesto. Il Fiore Sardo ha la forma di due tronchi di cono schiacciati, uniti per la base maggiore, crosta secca di color giallo carico (marrone scuro), per un diametro delle sue facce di 12-25 cm (scalzo bombato "a schiera di mulo" di 13-15 cm) e peso di 3,5 kg. Il suo sapore è deciso, e più invecchia più diventa piccante; entro i primi 6 mesi di stagionatura va bene in tavola, dopo è ottimo per la grattugia.

Grana Padano - Prodotto nel cuore della pianura padana (Piemonte, Lombardia, Veneto, e nelle province di Trento, Bologna, Ferrara, Forlì, Piacenza e Ravenna), questo formaggio vaccino nasce intorno all’anno mille, grazie alla sapienza dei frati cistercensi, che escogitarono tale mezzo per conservare il latte in eccedenza dei loro allevamenti. Esso era molto diverso da altri formaggi sino ad allora conosciuti, e molto apprezzato sia nei banchetti delle corti rinascimentali, sia nelle ricette della tradizione gastronomica popolare. Acquisita la Doc nel 1955, il Grana Padano ha forma cilindrica, diametro di 35-45 cm (scalzo, 18-25 cm) e peso di 24-40 kg. Presenta una pasta dura, compatta e granulosa, di color paglierino (con sfumature più dorate vicino alla crosta), semigrasso, dolce, saporito e nutriente. La sua crosta è dura, liscia, spessa, di color giallo chiaro e presenta l’apposita marchiatura di garanzia; la stagionatura di ogni forma non è inferiore agli 8 mesi.

Parmigiano Reggiano - Nessun altro può vantare, tra gli intellettuali, uno stuolo di ammiratori del calibro di Boccaccio, Molière, Diderot e D’Alembert; nessun altro ha una documentazione letteraria, storica e scientifica che ne esalta le qualità. Doc dal 1955, lavorato in un migliaio di caseifici nelle zone di Parma, Reggio Emilia, Modena e in alcune aree di Bologna e Mantova, è un formaggio vaccino semigrasso, a pasta dura, cotta non pressata, a lenta maturazione, che mostra una struttura minutamente granulosa, friabile e particolarmente solubile. Il Parmigiano Reggiano ha forma cilindrica e diametro di 35-45 cm (scalzo 18-24 cm), per un peso di 24-40 kg, una crosta scura e oleata (o giallo naturale), dura e spessa, e una stagionatura di almeno 12 mesi. Per la sua produzione viene impiegato il latte di due mungiture, una serale e una mattutina.

Pecorino Romano - Dal latte ovino di greggi laziali, sarde e grossetane nasce questo antichissimo formaggio che faceva parte del rancio dei legionari romani in missione di guerra. Aromatico e gradevolmente piccante, con pasta di colore bianco o paglierino, a struttura compatta, supera oggi i 300mila quintali ma, nonostante il nome, soltanto una percentuale minima proviene dal Lazio: il resto ha trovato ambiente migliore soprattutto in Sardegna, dove nell’’800 i maestri casari laziali trasferirono le loro conoscenze ai locali. Tra i pecorini italiani più saporiti, il "Romano" è apprezzato indifferentemente sia come formaggio da tavola sia da grattugia. Di forma cilindrica, e diametro di 20-30 cm (scalzo, 14-22 cm), ha peso di 8-20 kg, crosta liscia e marrone, e stagionatura non inferiore agli 8 mesi.

Pecorino Sardo - Relativamente giovane, è il terzo grande formaggio ovino (dopo quello "Romano" e il "Fiore Sardo") di questa isola che vanta una fortissima tradizione casearia e ottimi casari di grande esperienza. Commercializzato in due tipi (il "dolce", a pasta morbida, ha l’etichetta verde; il "maturo", a pasta dura, stagionato diversamente e, a volte, affumicato, ha l’etichetta blu), è un formaggio ovino a pasta cruda o semicotta (poiché per migliorarne la conservabilità viene immerso brevemente in un bagno di siero bollente), dura e compatta, salata a secco; è di forma cilindrica, con dimensioni di 15-16 cm di altezza, 24-26 cm di dia-metro, e peso di 1,5-9 kg. La crosta è compatta e spessa, con un colore bianco giallognolo. Lo si consuma fresco a tavola e in cucina; quando è stagionato è ottimo da grattugia.

Pecorino Siciliano - Questo formaggio ovino, il più antico dell’isola, era lodato già dai Greci. A pasta dura, compatta, cruda, con sapore piccante e profumo persistente, ha stagionatura di 4-8 mesi; è comunque realizzato in forme diverse, a seconda del luogo di produzione, ed è impiegato sia a tavola sia in grattugia. Doc dal 1955, ha forma cilindrica, con diametro di 35 cm (scalzo 10-18 cm), per un peso di 4-12 kg. La crosta è bianco-giallognola, e spesso ha sovrimpressi i segni del canestro che lo circonda. Quando è fresco e non salato. il Pecorino Siciliano prende il nome di Tuma; dopo la salatura, è detto Primo Sale; al termine della stagionatura (per un massimo di 2 anni) in canestri di giunchi intrecciati si chiama Canistratu o anche Tumazzu: in questo caso, si aggiunge pepe nero alla cagliata per rafforzarne il caratteristico sapore piccante.

Formaggi a pasta semidura

Asiago - Formaggio vaccino a pasta semicotta già prodotto nel medioevo, è oggi realizzato nelle province di Trento, Padova, Treviso e Vicenza in due tipi davvero diversi per gusto e per tecniche di produzione: "l’Asiago di allevo" (stagionato), e "l’Asiago pressato" (fresco). Il primo è prodotto in quantità limitata e con diverse stagionature (Mezzano, 6 mesi; Vecchio, 1 anno; Stravecchio, 2 anni): ha gusto dolce quando è giovane; deciso e piccante, dopo la stagionatura (che va da 4 a 9 mesi). Il secondo, il più diffuso, va incontro a quanti amano i formaggi giovani: più grasso del precedente, rappresenta circa il 75% della produzione totale di questo alimento. Questo formaggio vaccino che dal 1978 ha avuto riconosciuta la Denominazione di Origine, ha forma cilindrica con facce piane e diametro di 30-36 cm (scalzo 9-12 cm), per un peso di 8-12 kg; presenta, inoltre, una crosta liscia, regolare ed elastica. È consumato a tavola e in cucina.

Bitto - Ha origini celtiche, come il nome, che in quella lingua vuol dire "eterno". È un formaggio vaccino grasso, a pasta semicotta, dolce e compatta, semidura o dura. Prodotto nelle province di Sondrio e Bergamo, ha un sapore dolce e delicato, che diventa più forte con l’avanzare della stagionatura; l’aggiunta, poi, di latte caprino (in una percentuale massima del 10%) gli dona un aroma caratteristico apprezzato dai suoi estimatori. Fresco, viene usato per condire la tipica pasta valtellinese di grano saraceno; stagionato a lungo (dai 3 agli 8 mesi, a temperature da cantina per quello da tavola; oltre 2 anni per il grattugiato), invece, s’ammorbidisce talmente da sciogliersi in bocca. Ha forma cilindrica, con facce piane, del diametro di 30-50 cm (scalzo 8-12 cm) e peso di 15-25 kg. La crosta del Bitto è sottile, giallastra, mentre si scurisce e si fa dura col tempo; è un formaggio da tavola, ma anche da grattugia.

Bra - Sin dalla fine del ’300 i mastri caseari delle montagne cuneesi scendevano al mercato per vendere le loro forme di Bra ben stagionato, alimento assai apprezzato dai genovesi per il loro pesto e dagli altri piemontesi per la sua bontà. Come altri formaggi della stessa area, i produttori aggiungono al latte vaccino quello ovino e caprino, per ottenerne due tipi diversi, a seconda della loro stagionatura: il "tenero" e il "duro". La sua forma è cilindrica, con facce piane, per un diametro di 30-40 cm (scalzo 7-9 cm) ed un peso di 6-8 kg; la crosta è regolare, liscia, sottile, elastica, grigio-paglierino nel tipo tenero; più consistente e scura nel tipo duro. Il suo sapore è dolce e aromatico nel tipo tenero (stagionato almeno 45 giorni) e intensamente piccante in quello duro, che richiede un invecchiamento di almeno 6 mesi. Il tipo tenero è un formaggio da tavola; quello duro è sia da tavola che da grattugia.

Caciocavallo Silano - In piena Magna Grecia, gli allevatori di vacche dell’altopiano della Sila producevano questo formaggio vaccino semiduro a pasta cruda filata e morbida, omogenea e compatta, dal grande aroma, ancor oggi lavorato nelle province di Crotone, Catanzaro, Cosenza, Avellino, Benevento, Caserta, Napoli, Isernia, Campobasso, Bari, Taranto, Brindisi, Matera e Potenza. Il suo sapore va dal dolce al piccante, a seconda del grado di stagionatura raggiunto (dai 15 giorni fino ai 5 mesi). Il nome di questo formaggio, Doc soltanto dal 1993, che ha sapore aromatico e dolce, ma piccante se stagionato a lungo, prende origine dall’uso solito di appendere le forme a cavallo d’un bastone orizzontale. Le forme più fresche possono essere cotte in padella, a fette; le più stagionate sono buone anche grattugiate. Ha forma sferica, ovale o troncoconica, con o senza testine (dipende dal luogo di sua produzione); peso di 1-2,5 kg; la crosta è sottile e di colore paglierino intenso.

Casciotta di Urbino - Formaggio tipico della provincia omonima, a cui è stata data la Doc nel 1996, sulle tavole di Papa Clemente XIV e di Michelangelo Buonarroti non mancava mai: l’artista, anzi, si decise persino ad acquistare terreni e fattoria nei pressi di Urbinia, proprio per produrre autonomamente questo tipo di caciotta composto da latte ovino (70-80%) e vaccino (20-30%). A pasta friabile e semicotta, ha una pasta di colore bianco paglierino e un sapore dolce; la sua crosta è sottile, paglierina, che diventa più intensa con l’età. La forma è cilindrica ed ha un peso variabile dagli 800 ai 1500 grammi. Salato manualmente, generalmente a secco, viene portato a maturazione in circa 30-45 giorni in ambiente fresco e umido. Altri sistemi di stagionatura prevedono il rivestimento della forma con foglie di noci e la sua sistemazione in piccole botti insieme a foraggio secco e foglie di castagno, per conferire al formaggio tipici e particolari aromi erbacei.

Castelmagno - Un tempo abbondante: dopo l’ultimo conflitto mondiale ed il relativo spopolamento delle campagne, il Castelmagno prodotto nella provincia di Cuneo, è reperibile sui mercati in una quantità davvero esigua (500 quintali all’anno, la più bassa per un formaggio italiano Dop). Questo alimento, che prende nome da un soldato romano che difese la fede cristiana e morì da martire, onorato in un santuario locale, nacque intorno alla metà del 1100: è un formaggio vaccino (con aggiunte di latte ovino e caprino) semigrasso, pressato a pasta semidura, erborinata (con presenza spontanea di muffe), ha sapore fine, delicato e poco salato da giovane; forte, intenso e piccante in quello stagionato (da 2 a 5 mesi), quando ha avuto il tempo di sviluppare tutte le sue qualità. Ha forma cilindrica, diametro di 15-25 cm (scalzo 12-20 cm) e peso di 2-7 kg. La sua crosta è sottile, liscia elastica e regolare, giallo-rossastra quando è giovane; rugosa e scura quando ha subito una lunga stagionatura. Si consuma come formaggio da tavola.

Fontina - Anche se gli esperti la considerano più antica, la Fontina della Valle d’Aosta, uno dei formaggi vaccini italiani più noti e apprezzati, sale agli onori delle cronache scritte soltanto nel ‘700. Ha ottenuto la Doc fin dal 1955, ha pasta semicotta molle e grassa e media stagionatura (3 mesi); ha sapore armonicamente caratteristico, dolce, fondente in bocca e ben si presta ad essere impiegata in cucina, come condimento, per farcire, o ad essere servita fresca in tavola: rappresenta infatti l’ingrediente cardine della fonduta valdostana, insieme a latte e tuorli d’uovo (indispensabili per evitare che la crema di formaggio si raggrumi). La sua forma è cilindrica, il diametro è di 30-40 cm (scalzo 7-10 cm), per un peso di 8-18 kg; la crosta è giallo ocra, compatta e sottilissima.

Formai de Mut dell’Alta Val Brembana - Nella lingua locale il suo nome vuol dire "formaggio di monte" (o, meglio ancora, "di alpeggio"), e segnala quei fertili e incontaminati pascoli estivi a quota elevata dove si ottiene un alimento di grande pregio e gusto. Formaggio grasso a pasta semicotta, prodotto con latte di vacca intero nei 21 comuni dell’Alta Val Brembana in provincia di Bergamo, gli viene riservato un trattamento di media e lunga stagionatura (fino a circa 4 mesi, ma comunque non inferiore a 40 giorni; se poi la stagionatura si protrae fino ad un anno, la sua pasta si indurisce e il formaggio è da grattugia). Risultato? Un alimento delicatissimo, non piccante né salato, forse il formaggio di montagna lombardo più prestigioso, che vanta la Doc dal 1985. Il suo grasso minimo è intorno al 45%. Ha forma cilindrica, con facce piane, del diametro di 30-40 cm (scalzo 8-l0 cm) e peso di 8-12 kg; la crosta è liscia, sottile, di colore paglierino tendente al bruno-grigio col passare del tempo.

Montasio - Secondo la leggenda, i buongustai che amano il Montasio devono rendere onore ad un anonimo monaco del convento di Moggio che nel ‘200 s’inventò il modo di ricavarlo dalle vacche locali. Nato dapprima sulle montagne, poi, a inizio ’900 lavorato anche nelle pianure, siffatto formaggio dolce e aromatico (leggermente piccante se invecchiato), a pasta grassa, semidura, gialla, elastica e compatta, oltre che una gioia dei palati, è un vero e proprio patrimonio e rappresenta nel Friuli Venezia Giulia e nelle province di Belluno, Treviso, Padova e Venezia il formaggio per eccellenza, sia da tavola che da grattugia. A seconda del tempo impiegato a produrlo, viene distinto in: fresco (stagionatura minima di 2 mesi), mezzano (di 4-10 mesi) o stagionato (oltre un anno d’invecchiamento). Ha forma cilindrica, del diametro di 30-40 cm (scalzo, 6-10 cm), per un peso di 5-9 kg. Ha una crosta ben formata quando è invecchiato; appena accennata ed elastica quando è giovane.

 

Monte Veronese - Questo eccellente formaggio veronese a pasta semicotta ha radici medievali ed ha ottenuto la sua Denominazione d’Origine Controllata nel 1991. È commercializzato (come l’Asiago) in due tipi, che si differenziano per la stagionatura e il contenuto in lipidi: quello a latte intero è dolce e delicato ed ha un 44% di grassi; per l’altro, più tradizionale e piccante, detto "d’allevo" (vale a dire con latte parzialmente scremato), maggiormente invecchiato, i grassi scendono al 30%. La sua stagionatura va da 6 mesi ai 2 anni. Prodotto tutto l’anno con latte di vacche autoctone, ha forma cilindrica, con un diametro di 30 cm (scalzo, 10 cm), per un peso di 7-8 kg. La sua crosta è scura, dura, secca; la pasta è compatta, di color giallo paglierino se prodotta in estate, bianca se ricavata in pieno inverno.

Pecorino Toscano - L’arte casearia degli Etruschi è alle spalle di questo alimento ovino apprezzato e richiesto nelle cucine della vicina Roma, che ebbe per estimatori illustri papa Pio II e Lorenzo de Medici. Prodotto in Toscana e nelle province di Perugia e Viterbo, ha una stagionatura variabile da 20 giorni (per il tipo tenero) a 4 mesi (tipo a pasta dura); la pasta è tenera o semidura, il colore è bianco-paglierino, la struttura compatta, il sapore fragrante e caratteristico, delicato e intenso, che non presenta la tipica piccantezza degli altri Pecorini: al contrario, rivela un gusto dolce, leggermente piccante e aromatico che non assume mai un gusto decisamente piccante, neanche dopo lunga stagionatura. Ha forma cilindrica, a facce piane, con un diametro di 15-22 cm (scalzo 7-11 cm), e peso di 1-3 kg. La crosta è gialla, con tonalità che vanno dal dorato al paglierino; il suo consumo è da tavola o da grattugia.

Provolone Valpadana - Sotto la casa imperiale d’Austria, alcuni lungimiranti e nostalgici allevatori meridionali decisero di realizzare un provolone nordista, e l’esperimento – visti i risultati – è riuscito davvero bene. Prodotto nelle province di Cremona, Brescia, Verona, Vicenza, Rovigo, Padova, Piacenza, e in parte delle province di Bergamo, Mantova, Lodi, Milano, Trento, questo buon formaggio vaccino è senz’altro il più noto tra i formaggi stagionati a pasta filata, con un sapore che va dal dolce e delicato al saporito e piccante, in base alla stagionatura voluta dai produttori. Presenta una pasta bianco-gialla di natura compatta ed è prodotta in varie, caratteristiche forme (a salame, a melone, conico, a pera), commercializzate sotto un sottile strato di paraffina, che ne previene l’eccessiva disidratazione; anche il suo gusto può variare dal dolce (caglio di vitello) al piccante (caglio di agnello o capretto), e la stagionatura varia dal mese all’anno e più. Ha peso di 0,5-30 kg e crosta liscia e consistente, di color giallo paglierino.

Ragusano - Tradotto dal siculo, c’è un proverbio che – per indicare un incoerente o un falso – dice che "ha quattro facce come un caciocavallo". Infatti qui il caciocavallo locale non è arrotondato ma squadrato, come un parallelepipedo con gli angoli smussati. La stagionatura del Ragusano, ricavato nelle zone di Ragusa e Siracusa da latte vaccino, va dai 3 ai 10 mesi, e la sua pasta ha una struttura compatta, di color paglierino, dal sapore gradevole, dolce e delicato, poco piccante quando è giovane ed è un formaggio da tavola; saporito e piccante quando è stagionato (dopo i 6 mesi), ideale da grattugia. Ha peso di 14-20 kg e una crosta caratteristica, liscia, di color giallognolo. È commercializzato come "fresco" (pasta morbida e netta al taglio), "stagionato" (pasta dura e compatta), e anche nel tipo "affumicato".

Raschera - Questo formaggio vaccino cuneese (integrato con piccole aggiunte di ovino e caprino) pare che derivi dal lago omonimo alle falde del monte Mongioie. È di tipo semigrasso, pressato e si trova in commercio in forme rotonde, ma anche quadrate (utilissime per facilitarne l’imballaggio e la sistemazione sul bastio dei muli che le trasportavano fin giù a valle). Ha sapore fine e delicato, profumato e moderatamente piccante, e la stagiontura è almeno di un mese. È ideale per un consumo da tavola. Altro gusto, invece, per il Raschera d’Alpeggio, che, prodotto al di sopra dei 900 metri, offre al palato dei suoi estimatori i profumi ed i sapori tipici e rari delle buone erbette di montagna. Ha forma cilindrica, con un diametro di 35-40 cm (scalzo 79 cm); per la versione quadrata, invece, il lato è di 40 cm, e lo scalzo è di 12-15 cm; il peso va dai 7-9 kg del tipo cilindrico agli 8-10 kg di quello quadrato. La sua crosta è sottile grigio rossastra o giallognola, liscia ed elastica al tatto.

Valle d’Aosta Fromadzo - Le sue prime tracce risalgono alla metà del ’400 e il suo nome è la traduzione della parola "formaggio" in valdostano. Ricavato da latte vaccino con piccole aggiunte di caprino, ha una pasta compatta e sapore fragrante: semidolce quando è giovane; leggermente salato, anche un po’ piccante, se stagionato. Il tipo magro ha grassi inferiori al 20%, mentre il semigrasso non supera il 35%; alcuni produttori tendono ad insaporirlo impiegando semi ed erbe aromatiche, che ne rendono più caratteristico ed unico il sapore. Il Fromadzo, proveniente da almeno due mungiture, ha forma cilindrica, con facce piane o quasi piane (e scalzo diritto o leggermente arrotondato) e all’esterno mostra un colore paglierino, tendente al grigio con sfumature rossicce quando invecchia. È stagionato per un periodo minimo di 60 giorni fino ad un massimo di 8-10 mesi.

Valtellina Casera - Nel ‘500 cominciò ad essere distribuito e apprezzato quando nacquero le prime latterie sociali della zona di Sondrio. È un formaggio semigrasso, a pasta semicotta e morbida, di colore variabile dal bianco al paglierino (dipende dalla stagionatura, che va dai 2 ai 10 mesi), prodotto con latte parzialmente scremato, ricavato esclusivamente con latte vaccino di razze tradizionali locali. Il sapore del Valtellina Casera (il quale è consumato soprattutto fresco, vicino alla polenta e alle insalate, o al tradizionale piatto di pasta valtellinese di grano saraceno) va dal dolce e delicato, con un senso penetrante di frutta secca fino al piccante aromatico, tipico del prodotto a lunga maturazione. Ha forma cilindrica, per un diametro di 30-45 cm (scalzo 8-12 cm), ed un peso di 8-15 kg. La sua crosta è sottile, ma consistente.

Formaggi a pasta molle

Gorgonzola - Questo formaggio vaccino, che è uno degli alimenti italiani più rappresentativi in Europa (almeno nella versione "dolce"), prende nome dal villaggio omonimo in provincia di Milano, importante centro di mercato e di raduno delle mandrie padane in transito. La leggenda narra che un mastro casaro, dimenticando una notte intera la cagliata all’aperto, se la ritrovò il mattino dopo ammuffita: era così nato questo formaggio molle, grasso, a pasta cruda e morbida, che appare con zone mantecate e zone friabili, screziato dalla muffa, che mostra le caratteristiche striature verdognole. Prodotto nelle province di Novara, Vercelli, Cuneo, Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lodi, Milano, Pavia, il suo sapore è una straordinaria miscela armoniosa di dolce e di (leggermente) piccante, con un profumo davvero inconfondibile. Ha forma cilindrica, un diametro di 25-30 cm (scalzo 16-20 cm) e peso di 1,5- 12,5 kg. La sua crosta è color marrone rossiccio , ruvido al tatto. La stagionatura va dai 50- 60 giorni ai 4 mesi. Il suo consumo ideale è da tavola e da cucina, come pregiato condimento per pasta e carni.

Quartirolo Lombardo - Nel medioevo lo chiamavano "stracchino quadro" questo formaggio molle, a pasta cruda e compatta; e il termine Quartirolo, almeno fino al ’900 designava genericamente in Lombardia tutti i formaggi ricavati da vacche pascolanti nel "quartir" (l’erba ricresciuta alla fine dell’estate dopo il terzo e ultimo taglio di fieno dell’anno). Oggi il Quartirolo Lombardo, prodotto nelle province di Brescia, Bergamo, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Pavia e Varese (Doc dal 1993), è ricavato da latte intero o parzialmente scremato; è un formaggio da tavola, ha breve invecchiamento (anzi molti preferiscono consumarlo a pochissimi giorni dalla sua produzione), sapore delicato, leggermente acidulo e aromatico che diventa più intenso già dopo il primo mese di stagionatura. La sua forma è a parallelepipedo con facce piane (lato 20-23 cm, scalzo 4-5 cm), per un peso di 1,5-2,5 kg; la crosta è sottile, di colore giallo rosato. Il suo consumo è da tavola.

Taleggio - Ai primi del ’900 lo si definiva "stracchino"; oggi, prodotto nelle province di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Pavia, Treviso e Novara, prende nome dalla Valle omonima delle Alpi lombarde. I curiosi apprezzeranno che dello squisito e antico Taleggio espressero lodi convinte personaggi illustri del calibro di Cicerone, Catone e Plinio; altri si orienteranno verso questo formaggio vaccino molle a pasta cruda, leggermente aromatico, anche per il fatto che era presente durante il pranzo seguito all’incoronazione di Papa Clemente VI (1344) e durante il banchetto di nozze tra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti. Il Taleggio è stato riconosciuto Doc dal 1988. Ha una pasta che va dal bianco al giallo, e una consistenza dal fondente al friabile; il sapore va dal dolce e delicato all’intensamente piccante; forma quadrata (lato 18-20 cm, scalzo 5-7 cm); peso di 2 kg; crosta rugosa, di colore rosato, con un residuo morbido e sottile; stagionatura oscillante dai 30 ai 40 giorni. Ideale in tavola.

Toma Piemontese - Noto già al tempo dell’antica Roma, e oggi prodotto nelle province di Novara, Vercelli, Biella, Torino, Cuneo, Asti e Alessandria, è un formaggio vaccino semicotto commercializzato in due differenti tipologie: a latte intero e a latte scremato. La pasta, il cui colore muta dal bianco avorio al paglierino, nel primo caso è più morbida, il sapore è dolce, delicato, la percentuale di grasso non inferiore al 40%; nel secondo caso, più saporito, la pasta è semidura, l’aroma fragrante e intenso, la percentuale minima di grasso è pari al 20%. La sua forma è cilindrica, con un diametro di 20-40 cm (scalzo 5-10 cm), dal peso variabile. La sua crosta è sottile. Con la denominazione di Toma Piemontese vengono indicati vari tipi di pezzatura differente, così come variano stagionatura, aspetto e sapore. Può essere sottoposta a pressatura oppure lasciata scolare; infine, è salata a secco e stagionata all’incirca per 3 mesi.

Formaggi freschi

Mozzarella di Bufala Campana - Dal ’700 in poi questo formaggio fresco tipico della Campania, a pasta filata (il suo nome è derivato appunto dalla lavorazione, che comporta la mozzatura della pasta filata), fu apprezzato e consumato anche al di fuori della regione, diventando ben presto uno dei prodotti più noti della produzione casearia meridionale. È prodotto nelle province di Caserta, Salerno, Frosinone, Latina, Napoli, Benevento e Roma. Anche se sul mercato sono presenti altri tipi di mozzarella, fatte con latte vaccino o misto, siffatta Dop è di puro latte di bufala e gode d’un gruppo crescente di estimatori affezionati, che in essa ritrovano quel tipico sapore "muschiato", proveniente dai terreni acquitrinosi dove la bufala vive e pascola. L’allevamento della bufala mediterranea risale all’epoca romana e i nostri mastri casari l’hanno tramandato nel tempo. Ha forma rotonda (ma anche a treccia, a bocconcini, a ciliege, a nodini...), colore bianco porcellanato, profumo di fermenti lattici vivi; si presenta, inoltre, morbida, elastica e grondante di siero.

Murazzano - Questo formaggio molle delle Alte Langhe, in provincia di Cuneo, appartiene alla saporita famiglia delle robiole piemontesi ed era apprezzato anche da Plinio. Doc dal 1982, è ricavato da latte ovino con aggiunte di caprino fino al 40%; formaggio grasso a pasta dura e fresca, finemente granulosa, dal sapore delicatamente profumato e molto gradevole, ha l’aspetto d’un morbido tomino bianco, leggermente consistente, di color bianco latte per le forme fresche, patinato paglierino per quelle più mature. Stagionato pochi giorni soltanto (da 4 a 10), è prodotto da maggio a novembre. La percentuale minima di grassi è pari almeno al 50%, ed è privo di crosta esterna; la sua forma è cilindrica, con facce piane leggermente orlate, del diametro di 10-15 cm (scalzo 34 cm), e peso di 300-400 g.

Robiola di Roccaverano - Prodotto sin dai tempi delle tribù celtiche che si stanziarono in Liguria, questo formaggio grasso, a pasta fresca, bianca, molle, finemente granulosa, fu apprezzato, descritto e tramandato anche nelle pagine di due esperti studiosi e buongustai come Plinio il Vecchio e Pantaleone da Confienza. Prodotto nelle province di Alessandria e Asti con latte vaccino (fino al massimo dell’85%) e integrazioni di caprino e ovino (fino al 15%), non è sottoposto ad alcuna forma di stagionatura, poiché in questa zona (dove il latte scarseggiava) si è sempre preferito ottenere e consumare prodotti freschi. Dal 1979 ha ottenuto la Denominazione d’origine controllata. Ha sapore delicatissimo, aromatico e saporoso, un po’ acidulo, dovuto anche alle foglie di verza, in cui viene messo a riposare. Manca di crosta, e la sua forma è cilindrica, con un diametro di 10-14 cm (scalzo, 45 cm) ed un peso di 250-400 g.